prof nino basaglia

Il Campolongo Hospital è stato riconosciuto struttura di riferimento regionale e non solo, per la Medicina Riabilitativa. Mantenere standard elevati di cure ai pazienti richiede una costante capacità di miglioramento e innovazione con una formazione  continua del personale dell’area medica e paramedica. In questa ottica si inserisce la collaborazione che dura ormai da quasi vent’anni con il professor  Nino Basaglia, punto di riferimento della Medicina Riabilitativa in Italia. Il prof. Basaglia attualmente ricopre il ruolo di Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “ Arcispedale  S. Anna” di Ferrara. Leggendo il corposo curriculum, è evidente il contributo che egli  ha dato a questa branca della Medicina, basti pensare solo alla pubblicazione di oltre 300 lavori  su riviste scientifiche italiane ed internazionali su tematiche riabilitative, 12 volumi monografici. Ha tradotto e curato la pubblicazione in italiano di 3 volumi della Riabilitazione Medica Nordamericana; ha ricoperto la carica di Presidente del Gruppo Tecnico del Ministero della Sanità con il compito di delineare le “Linee Guida” per l’organizzazione della Riabilitazione in Italia, pubblicate in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Con lui approfondiamo il tema della Medicina Riabilitativa.

La collaborazione con il Campolongo Hospital

E’ una storia iniziata circa vent’anni fa. Mi fu chiesto dal gruppo dirigente di sviluppare al Campolongo Hospital alcuni settori della riabilitazione delle menomazioni, delle disabilità secondarie a patologie neurologiche, in modo particolare gli esiti di ictus cerebrale, le gravi cerebrolesioni  acquisite, i traumi e le lesioni midollari.

E’ stato un percorso molto intenso, nei primi anni si è partiti con la formazione continua trasformando la modalità operativa, introducendo quelle componenti che una riabilitazione ortopedica-funzionale  non  prevedeva, in una struttura di riabilitazione intensiva capace di diventare presidio orientato all’erogazione di prestazioni che prevedono la presa in carico globale del paziente. Da lì è partita questa collaborazione che dura ancora oggi e che prevede in particolare, l’aggiornamento periodico del personale alle più moderne tecniche e modalità di approccio alle diverse patologie.

Che cosa è la Medicina Riabilitativa

Dal 1994 al 1998 ho contribuito a scrivere le linee guida ministeriali che descrivono che cosa è la riabilitazione: un processo di soluzione dei problemi della persona, finalizzato a raggiungere la miglior qualità di vita possibile e compatibile con le risorse biologiche e non biologiche del paziente. In altri termini, quella serie di attività di valutazione e trattamento di quello che è lo spettro di menomazioni che la persona presenta in seguito a un danno, con l’obiettivo di raggiungere le capacità di realizzare quella serie di attività, muoversi, camminare, parlare, che permettano la migliore qualità di vita possibile, attraverso strumenti quali la riabilitazione motoria, la logopedia, la rieducazione respiratoria, il potenziamento muscolare.

Il modello di presa in carico del paziente

Noi creiamo un modello di presa in carico dei pazienti che prevede sempre l’approccio multidisciplinare, con la presenza del medico, del fisioterapista, dell’infermiere, del logopedista (se il paziente ha disturbi del linguaggio), della deglutizione, del terapista occupazionale; dello psicologo, e insieme si va a costruire il progetto riabilitativo individuale. Presso il Campolongo Hospital questo tipo di approccio, come descritto nelle linee guida nazionali e internazionali, è diventato oggetto di procedure aziendali.

Il paziente al centro di ogni strategia

Quando abbiamo collaborato con il Ministero della salute per la stesura delle linee guida della Medicina Riabilitativa, uno dei punti cardine è stata la centralità della persona, vista nella sua modalità allargata, che non si limita alla patologia, ma a tutto il suo mondo relazionale, quindi anche ai familiari, perché la gran parte di queste malattie, ictus o cerebro-lesioni, hanno ripercussioni anche sulla famiglia. La persona vista nella sua interezza, non solo anatomica, ma bio-psico-sociale.

Il lavoro in team o interprofessionale

Il secondo principio ispiratore delle linee guida sulla riabilitazione è il lavoro in team, definito anche interprofessionale. L’obiettivo del percorso riabilitativo di un paziente mira ad essere condiviso e far sì che tutti tendano al suo raggiungimento. Per farlo è necessario che i vari programmi siano condivisi e coerenti tra loro e che vadano tutti nella stessa direzione.

Il progetto riabilitativo individuale

Il lavoro interprofessionale è efficace solo se si condivide un progetto, che è il progetto riabilitativo individuale. Esso si predispone individuando un obiettivo comune da raggiungere e le relative tappe intermedie per ottenerlo. Il progetto è chiamato individuale, perché è realmente “cucito addosso” ai bisogni di ogni singolo paziente, ponendo l’accento sempre sulla persona nella sua globalità.

Un progetto realizzato sui desideri del paziente

Il progetto riabilitativo individuale si costruisce sui desideri del paziente, sulle sue aspettative, e non su quelle dei professionisti che lo seguono. I medici diventano un po’ i coach dei pazienti. Se le aspettative sono oggettivamente irrealizzabili, bisogna comunque tenerne conto e sviluppare un programma di intervento finalizzato alla consapevolezza da parte del paziente, della sua disabilità inemendabile, in modo da poter riorganizzare la sua vita in base alle sue nuove condizioni di vita.

Il Campolongo Hospital

E’ certamente una delle strutture più importanti della Campania e del Sud Italia. Ovviamente risente della mancanza di una rete regionale che possa essere realmente efficace in questo ambito. Purtroppo la Campania è ancora indietro. Il Campolongo Hospital meriterebbe un maggiore supporto, ed è una delle poche strutture dove vengono poste in essere le linee guida di cui abbiamo parlato in precedenza come procedure aziendali.

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