Prendiamo spunto dal programma “Non è l’Arena” di Massimo Giletti, trasmissione del 15/11 u.s., dove, in assenza di contraddittorio con i rappresentanti dell’Aiop Campania, sono stati illustrati, in maniera fuorviante, i termini dell’accordo con la Regione per fronteggiare l’emergenza Covid, per formulare alcune precisazioni ed osservazioni.

È da qualche mese che il comparto convenzionato subisce aggressioni scritte giornalistiche e non, ma anche fisiche. Come è accaduto qualche giorno fa quando un gruppo di sedicenti appartenenti a reti sociali, accompagnato dalle telecamere di una tivvù online, con una azione violenta e spregevole ha assaltato la nostra Sede, aggredendo i nostri collaboratori e srotolando, dal balcone della sede, uno striscione inneggiante a “cure e tamponi gratis per tutti” e mostrandone un altro “contro la mafia delle cliniche private”. Ora al di là del gesto criminale che è stato portato all’attenzione dell’Autorità competente, che speriamo non si limiti alla semplice rubricazione del reato che superficialmente appare ma legga oltre il gesto che vigliaccamente è stato commesso, pesa il pensiero di essere individuati come bersaglio per rappresaglie che nulla hanno a che fare con il lavoro che quotidianamente svolgiamo ma che hanno invece tutto il sapore di messaggi trasversali di matrice politica.

Credo che la causa affondi le radici anche in un pregiudizio di fondo che caratterizza tutti coloro che a vario titolo hanno a che fare con noi operatori della Sanità convenzionata, attenzione, convenzionata e non privata. Giacché uno è il malato e uno il servizio di cura e assistenza, indipendentemente da chi lo eroghi. Con inusitata leggerezza intellettuale e culturale, sono diversi i commentatori giornalistici, alcuni politici, qualche intellettuale, che continuano a propagare il pernicioso e fuorviante luogo comune che vi sia una sanità virtuosa da una parte, quella pubblica, ed una affaristica e improvvisata che sarebbe quella convenzionata, appunto, dall’altra parte. E che una collaborazione, tra le due Sanità, sia impossibile perché l’una, quella convenzionata, “contaminerebbe” l’altra, quella pubblica. Aggiungerei alcuni dati  riceve dalla Regione circa il 6% dell’intero bilancio regionale, ma restituisce, in termini di prestazioni, il 40%, e se i nostri bilancio non sono in pareggio o in utile, a pagarne le conseguenze siamo noi titolari e i nostri dipendenti.

Al contrario, se le strutture pubbliche non raggiungono il pareggio, ma sono addirittura in deficit, la Regione compensa le perdite. Sarebbe ora che qualcuno cominciasse a porsi qualche domanda, sul perché non è possibile raggiungere il pareggio tra costi e ricavi anche nelle strutture pubbliche. Inoltre, in generale, la qualità dei nostri servizi, dalla struttura alberghiera alle prestazioni mediche ed assistenziali, non hanno nulla da invidiare alle migliori strutture pubbliche.

A marzo, come oggi, ci è stata chiesta una disponibilità di posti letto Covid, dalle terapie intensive fino a quelle ordinarie. Lo abbiamo fatto e il risultato è stato: a marzo, l’apertura di un’indagine della procura regionale della Corte dei Conti secondo la quale il pagamento in acconto, come supporto finanziario e salvo conguaglio, tra l’altro previsto da una legge dello Stato e come è avvenuto e avviene in tutte le altre regioni d’Italia, costituirebbe un illecito contabile. Noi abbiamo mantenuto le strutture in efficienza per tutto il periodo e il personale in servizio e non l’abbiamo messo in cassa integrazione scaricando i costi sulla collettività.

Oggi di nuovo, con l’esponenziale crescita dei contagi, le Regione ha bloccato tutti i ricoveri per altre patologie (non Covid) e ci ha chiesto di sostenere e supportare il lavoro degli ospedali pubblici mettendo nuovamente a disposizione posti letto Covid. A questo punto avevamo solo due soluzioni: accettare l’invito e dare una mano al SSR, oppure chiudere le strutture e mettere in cassa integrazione tutto il personale. Noi abbiamo di nuovo scelto di supportare gli ospedali pubblici. Il motivo risiede nel fatto che siamo imprenditori di un settore particolare, e siamo parte integrante del SSR e per noi, ci crediate o no, è sempre il paziente il centro della nostra attenzione. Infine la questione tamponi in una sola considerazione: la scelta di non consentire l’effettuazione dell’indagine in convenzione presso le strutture private, non è la nostra! Saremmo soddisfatti se leggendo queste poche righe, si cominciasse a dividere la sanità nelle uniche due categorie importanti: la buona e la cattiva sanità, che albergano sia nel settore pubblico che in quello convenzionato.

Il Presidente Regionale AIOP Dott. Sergio Crispino

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